giovedì 25 aprile 2013

irraggiungibile..

A volte ho l'impressione che dalla mediocrità non si possa uscire. Come si nasce così si è? Non so. Avere degli obiettivi e non raggiungerli è distruttivo. Voglio raggiungere sempre più e mai fermarmi. Negli ultimi tempi, non so cos'ho. Non riesco a fare niente. Mi sento inerme. Tutto quello che faccio è perché devo. Non so cosa mi stia succedendo. E odio essere mediocre in quello che faccio. Lo odio. E odio ancora di più il fatto di sentirmi così insicura ogni volta che non ce la faccio. Camminare per strada e cercare di non vedere perché se guardo non vedo quello che vorrei. La realtà fa schifo e ogni giorno che passa me ne accorgo sempre di più. Ogni giorno ci sono nuove preoccupazioni e non vivo la vita che vorrei. Sarebbe facile vivere senza problemi. Il cielo blu sarebbe bellissimo e il sole risplenderebbe sempre. Il mondo non vuole cambiare forse. Forse cambiare la propria vita è impossibile perché sono tutti gli altri non disposti a cambiare. E perdono importanza i valori. Conta solo la logica dei soldi. Soldi. Si soldi. Ed io potrei non arrivare mai dove vorrei perché no ce li ho. Dovrei quindi accettare di essere mediocre e smettere d'impegnarmi? Vivere per sempre con le insicurezze? Fare finta che vada tutto bene? Non sarei io Continuerò a dannarmi per sempre per cercare qualcosa d'impossibile. Tutto sembra sempre irraggiungibile ed non ne voglio solo metà. Raggiungere l'impossibile..

venerdì 5 aprile 2013

sogno

Ho fatto un sogno strano. Mi è rimasto impresso nella memoria. E' così vivido e reale. Non mi era mai successo. E' completamente diverso da qualsiasi cosa abbia mai sognato fino ad ora. O a qualsiasi cosa io ricordi. E' stato un bel sogno. Un sogno che lascia col fiato sospeso. Un sogno che va al di là dell'immaginazione. Un sogno che non capisco a dire il vero. Ma mi piace. Rappresenta tutti quei desideri di me che non ho mai manifestato o che ho represso. Abbiamo tutti un'immagine da conservare. La società ci vede in un certo modo e a volte è difficile togliere la maschera. Questa parte di me nessuno l'ha mai vista. Forse perché non ho mai lasciato nessuno entrare e vederla. Ci ho pensato per tutto il giorno e non riesco ancora a togliermelo dalla mente. Forse non ci riuscirò mai. Perché mi è piaciuto quello che ho sognato e vorrei che fosse vero. Vorrei che si realizzasse. Non deve essere solo il mio inconscio a richiederlo. Ora tutto il mio corpo lo richiede. Il risveglio è stato doloroso. E' stato doloroso perché ho dovuto abbandonare quelle sensazioni meravigliose, inebrianti. Sembrava tutto vero. Potevo percepirlo a livello fisico. Potevo ancora sentirlo quando ho aperto gli occhi. I miei occhi azzurri che avrebbero voluto piangere per il dolore di essere strappati da una così sublime sensazione. E se i sogni esprimono tutto quello che più profondo e oscuro nascondiamo. Allora questo mi piace perché è una bella oscurità. Qualcosa è cambiato: un giorno diventerà realtà.

lunedì 1 aprile 2013

sola.

Mi sento sola ora. E anche se metto la musica al massimo, intorno a me c'è silenzio. Non basta per farmi sentire bene. Non riesce a colmare il vuoto che sento. Ma devo farmela bastare. Per un po' almeno. Poi torneranno le altre infinite preoccupazioni e non ci penserò più. Per un po', credo. Non sapevo cosa significasse sentire la mancanza per qualcuno. Non pensavo che sarebbe stato così. Mi sento incapace di fare qualcosa. Qualsiasi cosa. Forse è solo il ricordo. No. Forse no. Sono tutte quelle piccole cose che non significavano nulla, ma ora sì. Non è lo stesso. E anche se a volte la solitudine fa bene, non la voglio più. Eppure dovrei essere abituata. Non è una novità. E' sempre stato così. C'è sempre qualcuno che viene e va. E non ha senso rimuginarci troppo, forse. So solo che ora sono triste e tutto mi sembra desolato.

sabato 16 marzo 2013

inaspettato..

Dovevo accorgermi che quella non doveva essere la solita giornata 
banale. Ero sola in casa e non avevo proprio niente da fare, il che è piuttosto strano; di solito ho mille cose da fare e non trovo tempo nemmeno per mangiare. Manon era quellala giornata. 
Saranno statee le sei di sera ed era venerdì. 
Ero in giro su internet e ascoltavo nuova musica. 
Ed ecco una telefonata improvvisa. Era Riccardo. Quello metal.
Risposi perché era davvero curiosa. Mi sembrava strano che mi chiamasse proprio lui. Non lo vedevo da tanto tempo. 
"Ciao Jenni che fai?" esordì.
"Niente..sono su facebook"
"Sempre lì, eh?"
"Non è vero!"
"Ogni volta che ci entro, sei sempre online"
"E' un caso!" ed è vero. Non ho mai tempo. 
"Senti hai da fare stasera?" Sapevo già cosa voleva chiedermi. Se no perché mi avrebbe chiamata.
"Vediamo..no"
"Allora ti va di venire ad una festa di un mio amico.."
"E dove sarebbe?" Mi disse l'indirizzo. Non era troppo lontano da casa mia. "Okay..ci vediamo fra mezz'ora". risposi.
"A dopo". mi disse, prima di chiudere.

Quando arrivai mi trovai di fronte ad una casetta con un piccolo giardino. Scrissi a Riccardo. Venne fuori tutto contento.
"Eccoti finalmente Jenni!" Mi abbracciò come se ci conoscessimo da sempre.
"Ehi!" Okay, era un po' imbarazzante, almeno per me.
"Andiamo devi vedere che figata sta facendo Marco!" Eh?
"Vedrai  è stra divertente!" disse dopo aver visto, credo, la mia faccia dubbiosa. 
La casa era piena di gente e quella festa si stava preannunciando da sballo. La musica era stra alta e non si sentiva niente.
Riccardo mi mostrò Marco. Stava facendo qualcosa con una chitarra. Non ho capito cosa, ma non mi sembrava niente di sensazionale. 
Era tutto un po' grezzo. Non era il mio ambiente. Con tutta quella musica metal su, non si poteva nemmeno ballare, ma mi piaceva l'atmosfera. Era tutto un po' assurdo. C'era gente  dappertutto e non ci si poteva girare o sedere o fare qualsiasi altra cosa. La nube di fumo che pervadeva la casa sembrava nebbia. E dappertutto c'erano bottiglie vuote. E anche se tutto era un casino, c'è stato qualcosa che mi ha fatto sentire bene.
E non so a che ora o come, ma in mezzo alla notte mi trovai stesa sul piccolo prato del giardino, gelido. Mi trovai accanto Riccardo con la sua solita sigaretta in mano e una bottiglia di chissà cosa nell'altra.
"Perché sei venuta fuori?" Mi chiese. "Si gela!"
"Nessuno ti ha costretto a metterti per terra.."
"E' vero..allora perchè sei venuta fuori?"
"Non so.." Gli presi la bottiglia e bevvi un sorso di..vodka e..succo di pesca? 
"Ma che freddo c'è?!"
"Io ho la giacca.." 
"Ho notato.." disse. Mi prese di mano la bottiglia.
"Sai cosa sarebbe il massimo?"
"Cosa?"
"Vedere le stelle!"
Mi guardò in modo strano.
"Si le stelle..non si vedono mai.."
"C'è già la luna, non ti basta?"
"No..con le stelle cambia tutto.."
"Se lo dici tu, Jenni.."
"Ah..mi porti tu a casa, vero?"
"EH?"
"Si mi porti tu. Deciso."
"Ma non sono neanche in macchina.."
"Trova un modo..è tardi, non torno a casa da sola!" Continuavo a guardare il cielo vuoto. C'era qualcosa che mi attraeva verso quel cielo da cui non riuscivo a togliere lo sguardo.
"Okay..abiti lontana da qui?"
"No"
"Allora andiamo a piedi."

Era tardissimo. Ci avevamo messo tantissimo ad arrivare a casa mia, anche se non era lontano. Stavo aprendo il cancello di casa.
"Bene..allora ci vediamo in giro." mi disse Riccardo. 
"Sì..grazie sai.."
"Per cosa?"
"Per avermi chiamata e tutto il resto..è stato figo.." mi girai dopo essere riuscita ad aprire quel cancello impossibile.
"..Okay.." fece una pausa, avvicinandosi pericolosamente a me. Troppo. Feci un passo indietro. Non era davvero il momento ideale per iniziare ad incasinarmi di nuovo la vita con un altro ragazzo.
"Ci si vede, eh!" mi voltai e me ne andai.

martedì 12 marzo 2013

rabbia.



Non ricordo l'ultima volta in cui mi sono arrabbiata come oggi. Non era semplice irritazione, ma rabbia vera. Quella rabbia che fa venire mal di testa. Non mi piace arrabbiarmi perché di solito la rabbia comporta litigi. Ed i litigi noiose scuse e tutte quelle cose lagnose successive. Le odio. Mi sono arrabbiata perché certe persone farebbero meglio a farsi i fatti propri e non i miei. Perché certa gente vuole sapere sempre tutto. Non per il gusto di sapere o conoscere ed imparare cose nuove. No. No certa gente vuole solo sapere per sfottere e far vedere quanto superiore è. Questa mentalità del cazzo mi fa andare fuori di testa.  Certe cose sono mie. MIE e basta! E se su una cazzo di porta c'è scritto bussare prima di entrare, significa BUSSARE e poi se ti dicono di aspettare prima di entrare, aspetti fuori! Non entri. E' difficile da capire? Non mi pare!
Ma ci sono persone idiote che hanno bisogno di spiegazioni come i bambini. C'è una cosa che si chiama privacy. Mi fa arrabbiare e quando mi arrabbio così non posso fare a meno di arrabbiarmi con tutto il resto. Di ricordarmi quanto schifo fa il mondo e volermene andare da questa città di merda, che non sembra altro che un fottutissimo paesino di campagna. La gente si rende conto quanto è cattiva. Quanti pregiudizi ha? Se ne rende conto? Io ne soffro troppo e a nessuno non frega niente. No. NO. Loro vivono bene. Loro non sanno niente di quello che vuol dire perdere tutto e trovarsi in mezzo a loro. No. Non capisce niente questa gente provincialotta.
Sono stanca di tutta questa cattiveria perché cattiveria è. Non sono cattiva. Ho sempre visto il bene nelle persone ed il mondo mi sembrava buono. So che può sembrare ingenuo. E' ingenuo. Il mondo non è buono. Le persone sono egoiste ed indifferenti. E' mi fa male ogni volta, rendermene conto e pensarci. Mi fa male perché io non sono così, ma divento così e non è giusto. Non è giusto. Mi feriscono gli sguardi altezzosi quando provo solo a dare una mano o le critiche sottovoce quando dico qualcosa. Mi feriscono le persone. Ma non bisogna mai, Mai farlo notare. Sennò sei la sfigata di turno, giusto? "Simulare e dissimulare" grazie Machiavelli.

martedì 26 febbraio 2013

COLPEVOLE

Sto ancora pensando a quello che mi ha detto Alex. Non trovo giusto il modo in cui si è comportato con me. Non so, è stato un po' come tutti, falso. L'ipocrisia è proprio qualcosa che non sopporto. Mi disgusta. Chi mi conosce lo sa. E non lo è, o per lo meno ci prova. Sa che quando qualcosa non mi piace lo dico in faccia o semplicemente l'espressione del mio viso mi tradisce. Non posso farne a meno. Provo proprio un sentimento di repulsione verso persone del genere. Sono contenta di non aver risposto ad Alex. A volte faccio cose senza pensare troppo, e poi le conseguenze sono disastrose. Ho bisogno di pensare a lungo prima di prendere una decisione. Mi tormento perché voglio sempre quello che non dovrei volere. Come adesso. Vorrei dirgli che va bene così, che non è cambiato niente e che possiamo andare avanti. Solo che penso che semplicemente sarebbe troppo facile. Voltare pagina è facile e a volte mi fa arrabbiare pensare a quanto sia ingenua certa gente. A volte vorrei urlare qualcosa che la faccia svegliare dal suo torpore. Ma tanto non servirebbe a niente. Certa gente è fatta così e non mi piace perdere tempo con chi non mi ascolta. Insomma girando qua nella mia stanzetta cosa posso fare se non pensare che infondo anche quello che pensavo fosse, chenneso, "diverso" rimane uno dei tanti nella massa. Mi piacciono le personalità stravaganti perché con loro non ci si annoia mai. A volte la gente pensa che siano dei pazzi. Ma è solo invidia quella. Ed ecco, Alex è banale come tutti gli altri. Non so. Forse sto solo esagerando perché sono arrabbiata o perché voglio avere ragione io. Non ne ho idea. Pensare incasina la vita. Molto meglio fregarsene, no? Nel senso niente più sensi di colpa, ansia, rimorsi e tutto quelle cose che uccidono. O forse basta solo essere indifferenti. Far finta di niente sempre. Solo che poi è anche peggio. Alex è stato indifferente con me ed ecco il risultato: stare di merda per giorni e poi perdere tempo a chiedersi perché.
Perché sto perdendo tempo? "Ho perso tempo con te." messaggio inviato. Fine della storia.

domenica 24 febbraio 2013

idillio

Solo uno. Uno ancora. Poi smetto lo giuro. Quanto spesso vorrei dirlo. E farlo. Sentire ancora una volta quel profumo. Sentire quel sapore. E poi smettere. Un'ultima volta soltanto. Una. Sentire il vortice nella testa. Se la vista si annebbia allora va bene. Allora sento la vita. Se le vene iniziamo a pulsare, è ora. Niente più pensieri, ma chilometri di vuoto. Tutto è evanescente, ma va bene perché non esiste altro. Esiste solo quel momento e la sensazione infinita di infinito. Non ci sono più limiti. I bordi svaniscono e la luce si affievolisce. Così tenue. Ma va bene perché tutto il resto sparisce. Gira e rigira la mia testa. Niente a più senso in ora. Niente. Non esiste nient'altro. Niente. Dispiacere, felicità, impossibilità, inadeguatezza, inettitudine. Tutto si può raggiungere. Non ha paragoni quello che provo. Non ha limiti. E' unico ed la leggerezza che mi stordisce. Ed è bellissimo sentire i suoni sfumare, la temperatura aumentare, la vista attenuarsi. I colori non sono più definiti. Non accecano più con la loro intensità. Non colgo più l'essenziale. Tutto è più vivace ed io sono esuberante. La musica è indefinita e le parole sono lontane. Profumi intensi penetrano ed inebriano i miei sensi. Non rimane più niente di quella che ero prima. E' come rigenerarsi. Sento i miei muscoli distendersi. E so che posso spingermi oltre gli estremi. Posso fare tutto. E' più che sensazionale. Non è spiegabile. E' estremo. Se avessi saputo che sarebbe stato così. Non sarei stata rimostrante. E anche se sembra un vicolo cieco, è unico. Perché in quel momento le mura si dissolvono. Forse è così unico perché quella profonda indifferenza finisce. O forse è solo un caso. Avvelena la mia mente lentamente. Sprofonda lentamente. E il futuro non esiste. Solo ora. Solo il presente.